Lacrime


Ti senti sola… Tutto il mondo che ti circonda sa ancora fare progetti, nonostante tutto, va avanti, nonostante il fatto che tu resti lì dietro, dove non  sei  mai restata. Non riesci  più a pensare lucidamente, a concentrarti  su  qualcosa, perchè  ti  rendi conto che  la tua mente è annebbiata  da mille pensieri scuri che ti fanno vedere tutto grigio, opaco e non trovi  un senso alla  tua esistenza. Pensi che persino quell’angolo in fondo che occupi sia di troppo.

Le  lacrime sono compagne fedeli che restano con te sempre, ogni frase, ogni gesto se prima ti sfiorava l’anima, adesso è una stilettata al petto è una  ferita in più da far guarire.

Pensi che niente farà tornare tutto apposto.  Le tue preghiere sembrano esaudirsi al contrario, e niente fa squarciare le nuvole per far passare un pò di sole.

La  speranza ti abbandona piano, e resta solo il  nero buio della tua disperazione silenziosa.

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Una storia lunga quanto una lacrima


Lei era lì, le braccia appoggiate al parapetto, guardava giù.Il traffico dell’autostrada scorreva lentamente in quella sera d’Agosto.

Vedeva le automobili muoversi piano in basso e poi d’un tratto scomparire dalla sua vista, nascondendosi al di sotto del ponte.

Il suo viso era accarezzato dalla brezza calda e illuminato dagli ultimi raggi del sole che sembravano arrampicarsi sulle montagne quasi per combattere le tenebre della notte, ormai poco lontane.

Sulle sue guance, il segno di una lacrima, un piccolo sentiero che partendo dagli occhi, raggiungeva le sue labbra, la linfa di un’emozione passata ma che in quell’istante le bruciava di nuovo il cuore.

Quella piccola lacrima, come la rugiada posata sul petalo di un fiore, scendeva giù e portata via dal vento ,spariva, lasciando di se solo un triste ricordo nella sua mente.

Pensava a ciò che aveva visto, non riusciva a credere che le persone che dicevano di amarla di più nell’universo, avessero potuto tradirla . Quell’immagine che poche ore prima le sarebbe parsa completamente insensata adesso le opprimeva i pensieri. Li aveva visti insieme: lei, amica di sempre, e lui, il suo ragazzo. Lei gli stava sfiorando il viso e lui la teneva per i fianchi e all’improvviso si erano baciati, un bacio breve di pochi secondi, ma le era sembrato lunghissimo, interminabile; era rimasta lì pietrificata, le lacrime le colavano lungo le guance ,non sapeva che fare, avrebbe desiderato svegliarsi e scoprire che era stato tutto un terribile incubo; ma quell’incubo era la realtà così crudele e spietata che le sembrava quasi inverosimile.

Così quasi inconsapevolmente si era ritrovata lì, su quel ponte, a fissare quel fiume di luccicanti carrozzerie che scintillando si muovevano a rilento. Le sue lacrime, compagne di felicità e tristezza, scorrevano e cadevano giù finendo sulle sue mani e sulle sue braccia ma una, solo una, coraggiosa ed intrepida, aveva intrapreso un viaggio più lungo, dai suoi occhi, ambrati, era corsa via, volando leggera con il vento fino a posarsi sul parabrezza di un’auto.

***

Era dentro la sua macchina, guidava con calma, mancava poco al casello, massimo dieci minuti e sarebbe arrivato a casa, certo avrebbe voluto rimanere ancora qualche giorno in vacanza, ma il lavoro e l’università lo chiamavano. Inaspettatamente una goccia assaltò il parabrezza dell’auto. Lui, stupito, guardò il cielo, sereno, e un po’ confuso ma senza farci molto caso, continuò il suo tragitto.Dopo pochi minuti, giunto al casello , uscì dall’autostrada, e accelerando lievemente svoltò verso destra seguendo la strada di casa. Era buio ormai, le stelle rifulgevano nel cielo scuro e la luna, soave luminescenza, nasceva nell’orizzonte,e con la sua pallida luce sfiorava la delicatezza delle colline. Giunto a casa accese lo stereo e con il sottofondo dei Lacuna Coil cominciò a preparare la cena.

***

Continuava a guardare le macchine, ora il traffico era più spedito, ormai la notte era scesa; lei aveva inventato una scusa con i suoi,gli aveva detto che sarebbe rimasta a dormire da una sua amica. Non voleva vedere nessuno, l’unica cosa che voleva fare era piangere e buttare fuori tutto il dolore che aveva dentro. Repentinamente il suo cellulare vibrò, lo prese dalla tasca, e guardò la scritta ,c’era un nuovo sms, lo lesse “Ciao amore, ti va di vederci questa sera ? Mi manchi troppo! Ti amo!”. Non l’avevano vista quel pomeriggio. Si chiedeva da quanto tempo la prendevano così in giro e soprattutto: perché? Rispose al messaggio “ Non voglio più vederti, non cercarmi!” e poi spense il cellulare; lo mise nella tasca dei jeans e cominciò ad allontanarsi dal ponte camminando lentamente.

***

Non era molto bravo in cucina, e dopo alcuni tentativi finiti male decise di andare a cena fuori; prese le chiavi e uscì con la sua peugeot 207 dal parcheggio. Procedeva lentamente sulla provinciale, alla ricerca di una pizzeria. Una ragazza comparve improvvisamente davanti a lui. Una frenata brusca e poi un urlo. Scese immediatamente dalla macchina, vide la ragazza accovacciata con le ginocchia tenute strette dalle braccia, tremava e piangeva. Si inginocchiò affianco a lei, le domandò se si fosse ferita e poi le chiese scusa, disse che non l’aveva vista, la pregava di perdonarlo. Lei alzò lo sguardo, si asciugò gli occhi e gli disse che non si era fatta nulla e che era stata colpa sua, poi tentò di accennare un sorriso. La guardò, le sorrise e la aiutò ad alzarsi poi le chiese se fosse sicura di star bene. Lei rispose di si . Lui la invitò a prendere qualcosa da bere, lei accettò e salì in macchina.

***

Durante il percorso parlarono molto, lei raccontò tutto ciò che le era successo, la sua delusione, la sua tristezza, e mentre raccontava le lacrime ricominciavano a rigarle il viso, abbandonando senza chiederle il permesso, i suoi occhi. Era incredibile come riusciva a confidarsi così con lui, oggettivamente, non era altro che uno sconosciuto , ma dopo quell’ incidente si era trovata a suo agio con lui, si era creato un legame particolare, forte, che le permetteva di aprirsi completamente, di raccontargli tutto , senza crearsi problemi. L’auto si fermò. Scesero ed entrarono in un piccolo locale. Le luci erano soffuse, alcuni faretti illuminavano di colori diversi l’ambiente, arredato bene, sembrava una sorta di pub, c’erano molti tavoli e in fondo un bancone molto lungo davanti a cui erano posti alcuni sgabelli. Dietro al bancone si muovevano velocemente un ragazzo e una ragazza. Uno alto, con i capelli e gli occhi scuri; l’altra bassetta con capelli biondi e occhi verdi. Servivano i clienti dilettandosi in estreme acrobazie nel preparare cocktail.

I due ragazzi scelsero un tavolo e si accomodarono  aspettando l’arrivo del cameriere. Dopo un po’ di indecisioni scelsero alcuni cocktail, ordinarono e continuarono a chiacchierare. Lei  lo guardava, questo ragazzo che in poche ore era riuscito a farle dimenticare un po’ del dolore immenso che aveva provato quel pomeriggio e con i suoi occhi scuri era riuscito a farla sorridere.

Qualcosa le diceva che quella sera le avrebbe cambiato la vita … e forse quel qualcosa, aveva ragione.