Hachiko!


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Chi di voi  conosce l’emozione di  tornare a casa dopo una giornata frustrante  e trovare uno, due , tre o più  cuccioletti  che ti saltano addosso , come a volerti dire <<Ciaooooo! Dove sei stata tutto il giorno? Ho  fatto  tante cose e tu ? Coccolami perchè mi  sei  mancata tanto!  Sono  così felice di vederti!>>?

E’ o non è un momento meraviglioso?

I nomi dei  miei cucciolotti sono Fiocco, Hachiko(aka Hachi) e Jack, ognuno di  loro è speciale a modo  suo e hanno  tutti  e  tre  delle  belle storie, ma oggi vorrei raccontarvi    quella di  Hachi.

Il mio piccolo Hachi )

Lo trovammo ad Aprile di qualche anno fa, era un  cuccioletto piccolissimo  ed era in un grande prato vicino casa; per mezzora si  erano sentiti provenire da lì dei  guaiti e così ci  avvicinammo per vedere cosa stesse  accadendo .

C’era lui,  che  appena ci  vide si  avvicinò “zampettando” e ci guidò ad  un  pozzo poco lontano, nel quale, scoprimmo subito dopo,che era caduta la sua mamma.

Dopo svariati tentativi vani, e arrivati quasi a perdere le speranze di riuscire a tirarla su,quando la  cagnolina perse i  sensi, riuscimmo a  salvarla.

La piccola era per  terra, affianco  al pozzo, che tremava, gonfissima e  allo stremo delle forze e il  piccolo Hachi  vicino che  tremava con lei.

Li portammo  a casa  dove  la  cuccioletta, rinominata  Titina, ricevette tutte le cure del  caso  e  il  suo  cucciolo  passò la  serata  a giocare con  noi  e  a  farle  visita di  tanto  in  tanto  e  a  riempirla  di baci.

Titina e Hachi avevano però un  padrone,  e  il  giorno  dopo ,  ripresasi dalla  brutta esperienza,Titina  tornò a  casa sua seguita  da mio  Papà, che raccontò l’accaduto al  padrone  e gli  chiese  se  Hachi  avesse potuto  restare  con  noi.

Da quel  giorno è  qui ,  un  fratellino  adottivo, che  con  le  sue  stranezze rallegra  ogni  giornata e ci  dona  un  amore  immenso.

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Lucciole e stelle…


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D’estate le vedi luccicare tra gli alberi, sembrano stelle,  nel  buio della notte, ma così vicine da poterle toccare.

Portano con  se  ogni  anno,  quando tornano, tanti  bei ricordi, troppo  lontani: quando tutto era più  facile e d’estate si  stava sotto la  grande quercia ad ascoltare le favole della Nonna,  il sole  scottava meno, e ogni giorno si viveva  un’avventura diversa, si partiva con  le biciclette e si cercava qualcosa di  indimenticabile , tornando poi, senza niente di che, ma con le  ginocchia sbucciate che solo la  mamma  sapeva curare.

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Poi arrivata la sera, fino a tardi si stava  a cercare di  raccogliere quelle stelle piccine per metterle in un barattolo  bucato e  poterle  tenere con se almeno per una notte, canticchiando  una filastrocca nella speranza di attirarne di più :

<<Lucciola Lucciola vieni da me, che ti do il  pan del Re , il pan del Re e della Regina, Lucciola Lucciola vieni vicina!>>

Bastava poco per essere una famiglia, per essere felici davvero.Immagine

 

 

 

Voglia di te…


Il pensiero di te è una dolce melodia che accompagna la mia vita quando non sei con me.

La tua presenza è l’unica fonte di ogni mio sorriso.

Quando i nostri sguardi si incontrano e si parlano, il mondo tutt’intorno è vuoto ed esisti solo tu Anima Mia.

Solo quando il mio cuore batte con il tuo sento di essere completa.

Grazie di esistere ❤

 

La magia che si nasconde nelle cose più semplici…


Una storia lunga quanto una lacrima


Lei era lì, le braccia appoggiate al parapetto, guardava giù.Il traffico dell’autostrada scorreva lentamente in quella sera d’Agosto.

Vedeva le automobili muoversi piano in basso e poi d’un tratto scomparire dalla sua vista, nascondendosi al di sotto del ponte.

Il suo viso era accarezzato dalla brezza calda e illuminato dagli ultimi raggi del sole che sembravano arrampicarsi sulle montagne quasi per combattere le tenebre della notte, ormai poco lontane.

Sulle sue guance, il segno di una lacrima, un piccolo sentiero che partendo dagli occhi, raggiungeva le sue labbra, la linfa di un’emozione passata ma che in quell’istante le bruciava di nuovo il cuore.

Quella piccola lacrima, come la rugiada posata sul petalo di un fiore, scendeva giù e portata via dal vento ,spariva, lasciando di se solo un triste ricordo nella sua mente.

Pensava a ciò che aveva visto, non riusciva a credere che le persone che dicevano di amarla di più nell’universo, avessero potuto tradirla . Quell’immagine che poche ore prima le sarebbe parsa completamente insensata adesso le opprimeva i pensieri. Li aveva visti insieme: lei, amica di sempre, e lui, il suo ragazzo. Lei gli stava sfiorando il viso e lui la teneva per i fianchi e all’improvviso si erano baciati, un bacio breve di pochi secondi, ma le era sembrato lunghissimo, interminabile; era rimasta lì pietrificata, le lacrime le colavano lungo le guance ,non sapeva che fare, avrebbe desiderato svegliarsi e scoprire che era stato tutto un terribile incubo; ma quell’incubo era la realtà così crudele e spietata che le sembrava quasi inverosimile.

Così quasi inconsapevolmente si era ritrovata lì, su quel ponte, a fissare quel fiume di luccicanti carrozzerie che scintillando si muovevano a rilento. Le sue lacrime, compagne di felicità e tristezza, scorrevano e cadevano giù finendo sulle sue mani e sulle sue braccia ma una, solo una, coraggiosa ed intrepida, aveva intrapreso un viaggio più lungo, dai suoi occhi, ambrati, era corsa via, volando leggera con il vento fino a posarsi sul parabrezza di un’auto.

***

Era dentro la sua macchina, guidava con calma, mancava poco al casello, massimo dieci minuti e sarebbe arrivato a casa, certo avrebbe voluto rimanere ancora qualche giorno in vacanza, ma il lavoro e l’università lo chiamavano. Inaspettatamente una goccia assaltò il parabrezza dell’auto. Lui, stupito, guardò il cielo, sereno, e un po’ confuso ma senza farci molto caso, continuò il suo tragitto.Dopo pochi minuti, giunto al casello , uscì dall’autostrada, e accelerando lievemente svoltò verso destra seguendo la strada di casa. Era buio ormai, le stelle rifulgevano nel cielo scuro e la luna, soave luminescenza, nasceva nell’orizzonte,e con la sua pallida luce sfiorava la delicatezza delle colline. Giunto a casa accese lo stereo e con il sottofondo dei Lacuna Coil cominciò a preparare la cena.

***

Continuava a guardare le macchine, ora il traffico era più spedito, ormai la notte era scesa; lei aveva inventato una scusa con i suoi,gli aveva detto che sarebbe rimasta a dormire da una sua amica. Non voleva vedere nessuno, l’unica cosa che voleva fare era piangere e buttare fuori tutto il dolore che aveva dentro. Repentinamente il suo cellulare vibrò, lo prese dalla tasca, e guardò la scritta ,c’era un nuovo sms, lo lesse “Ciao amore, ti va di vederci questa sera ? Mi manchi troppo! Ti amo!”. Non l’avevano vista quel pomeriggio. Si chiedeva da quanto tempo la prendevano così in giro e soprattutto: perché? Rispose al messaggio “ Non voglio più vederti, non cercarmi!” e poi spense il cellulare; lo mise nella tasca dei jeans e cominciò ad allontanarsi dal ponte camminando lentamente.

***

Non era molto bravo in cucina, e dopo alcuni tentativi finiti male decise di andare a cena fuori; prese le chiavi e uscì con la sua peugeot 207 dal parcheggio. Procedeva lentamente sulla provinciale, alla ricerca di una pizzeria. Una ragazza comparve improvvisamente davanti a lui. Una frenata brusca e poi un urlo. Scese immediatamente dalla macchina, vide la ragazza accovacciata con le ginocchia tenute strette dalle braccia, tremava e piangeva. Si inginocchiò affianco a lei, le domandò se si fosse ferita e poi le chiese scusa, disse che non l’aveva vista, la pregava di perdonarlo. Lei alzò lo sguardo, si asciugò gli occhi e gli disse che non si era fatta nulla e che era stata colpa sua, poi tentò di accennare un sorriso. La guardò, le sorrise e la aiutò ad alzarsi poi le chiese se fosse sicura di star bene. Lei rispose di si . Lui la invitò a prendere qualcosa da bere, lei accettò e salì in macchina.

***

Durante il percorso parlarono molto, lei raccontò tutto ciò che le era successo, la sua delusione, la sua tristezza, e mentre raccontava le lacrime ricominciavano a rigarle il viso, abbandonando senza chiederle il permesso, i suoi occhi. Era incredibile come riusciva a confidarsi così con lui, oggettivamente, non era altro che uno sconosciuto , ma dopo quell’ incidente si era trovata a suo agio con lui, si era creato un legame particolare, forte, che le permetteva di aprirsi completamente, di raccontargli tutto , senza crearsi problemi. L’auto si fermò. Scesero ed entrarono in un piccolo locale. Le luci erano soffuse, alcuni faretti illuminavano di colori diversi l’ambiente, arredato bene, sembrava una sorta di pub, c’erano molti tavoli e in fondo un bancone molto lungo davanti a cui erano posti alcuni sgabelli. Dietro al bancone si muovevano velocemente un ragazzo e una ragazza. Uno alto, con i capelli e gli occhi scuri; l’altra bassetta con capelli biondi e occhi verdi. Servivano i clienti dilettandosi in estreme acrobazie nel preparare cocktail.

I due ragazzi scelsero un tavolo e si accomodarono  aspettando l’arrivo del cameriere. Dopo un po’ di indecisioni scelsero alcuni cocktail, ordinarono e continuarono a chiacchierare. Lei  lo guardava, questo ragazzo che in poche ore era riuscito a farle dimenticare un po’ del dolore immenso che aveva provato quel pomeriggio e con i suoi occhi scuri era riuscito a farla sorridere.

Qualcosa le diceva che quella sera le avrebbe cambiato la vita … e forse quel qualcosa, aveva ragione.